Castello Svevo
Il gigantesco gioiello di pietra (come lo definì il Bourget) occupa il colle più alto della città e domina la piana circostante da una posizione naturalmente, che gli architetti, sfruttando le condizioni favorevoli, resero di eccezionale valore difensivo. Fortezza inespugnabile, caposaldo delle fortificazioni salentine, è stato nei suoi nove secoli di vita,sosta di re, principi e cavalieri crociati, dimora di marchesi e baroni.
Vi soggiornarono, tra gli altri, Maria d’Enghien e Ladislao, re di Napoli; Isabella di Chiaromonte, Ferrante d’Aragona e Alfonso d’Aragona; in tempi più recenti, i Reali d’ Italia, alcuni principi di casa Savoia e la principessa Margareth d’Inghilterra. Ebbe visitatori illustri come l’Imperatore di Germania Guglielmo II, il Mommsen, Gregorovious, il Bourget, il Cardinale Tiserant,etc.
Progettato forse dallo stesso Federico di Svevia nel 1225, quando dimorò in Oria per attendere la sposa Jolanda di Gerusalemme , il Castello Svevo fu iniziato nel 1227, sovrintendente il Giustiziere Calò de Castro, e fu portato a termine nel 1233. L’area occupata in precedenza da un torrione isolato normanno e dalla Cattedrale todosiana, fu requisita dall’imperatore che concesse, in cambio, al vescovo Peregrino I il Colle del Vaglio (dove si erge l’attuale Basilica) e le decime per la costruzione del nuovo tempio. Il perimetro della fabbrica,seguendo le linee del colle, ha una forma vagamente triangolare con il vertice rivolto a Nord e la base a Sud; a causa di ciò è stato paragonato ad “un vascello natante nell’aria” da Francesco Milizia. Mentre le cortine laterali,sorgendo su pendii molto scoscesi,si dimostrarono subito un ottima difesa naturale,il lato merdionale ebbe bisogno di un potenziamento più massiccio con le successive torri cilindriche,u fossato con relativo ponte levatoio. Una porticina,a sinistra dell’ingresso principale,immette in un lungo e stretto cortile,ottenuto dall’interramento dell’antico fossato. Da qui è visibile,per intero,la poderosa mole del Torrione,terrapienata per metà della sua altezza. Prendendo la scala che avvolge la torre del Cavaliere,si arriva all’interno dall’ala visitabile. Il luogo salone d’ingresso con volta ogivale,custodisce una preziosa raccolta di antichità messapiche e greco-romane,tutte di provenienza locale. Da questo si accede all’interno del Torrione la cui architettura , a parte le grate litiche delle finestre ,è interamente riconducibile al XIII secolo.I due grandi ambienti sono separati da una muratura a spina,con un arco a tutta altezza e due archi ogivali a imposta bassa, al di sopra della quale corre un arco a tutto sesto.
I buchi di immorsatura delle travi ed i resti di un caminetto, con capitelli di bella fattura ,testimoniano il secondo livello della torre. Sulle pareti sono in esposizione le armi che si usano per l’attuale Corteo storico di Federico II; sul fondo a sinistra, una collezione di alabarde di varie epoche e, a destra, due panche del quattrocento. Mentre la scala ricavata nel muro conduce al Torrione,la scaletta accanto alla porta d’accesso porta al camminamento scoperto delle torre angioine:la Torre del Cavaliere,sorta probabilmente con funzione di vendetta e di protezione all’ingresso,e la Torre del Salto eretta per necessità di dominio sul versante orientale. Ambedue le torri sono coronate da mensole a gradino o beccatelli che reggevano il percorso di ronda,transennato da un parapetto,in parte ancora visibile sulla Torre del Salto. Un senso di stupore prende il visitatore nella scoperta dei panorami godibili da questo luogo!Dalla parte interna della fortezza si apre,in tutta la sua grandiosità,la piazza d’armi – riusciva a contenere fino a cinquemila soldati – trasformata in parco dai precedenti proprietari, i conti Martini-Carissimo. E’ delimitata, a sinistra,dal palazzo del castellano ,in fondo,dalla svettante Torre dello Sperone,con una Cappella al piano terra e,a destra,da una cortina di 56 merli guelfi. Alla base della Torre,capitelli messapici,colonne e marmi dell’antico tempio bizantino indicano l’ingresso della Cripta dei SS.Crisante e Daria.
All’esterno lo sguardo corre verso le cupole di S.Benedetto e della Basilica che tagliano,assieme ai loro campanili,l’orizzonte in direzione del Mar Ionio.Quando,attraverso una scaletta interna alla Torre del Cavaliere, si giunge sul terrazzo più alto del Castello,lo stupore diviene meraviglia per la incomparabilità del panorama!Con il cielo terso,l’occhio si perde alla ricerca delle città disseminate nella piana, alla identificazione del sistema stradale di collegamento. Abbassando lo sguardo sul centro abitato, da levante a ponente, si scorgono la Chiesa di S.Francesco d’Assisi, il Santuario di Demetra ul Monte Papalucio, il Palazzo Martini, il Palazzo dei Missionari, i Conventi di S.Pasquale e di S.Domenico fino alla turrita Villa Corrado sul Colle Iris e ripercorrendo mentalmente la Storia della città,divengono più chiari i motivi della sua importanza strategica.
Nei giorni di foschia, invece,quando le nubi incombono basse e minacciose sul maniero, la storia si ammanta di leggenda e ritorna alla mente le parole della vecchia nenia:”A Oria fumosa,ccitèra ‘na carosa; pi quant’era piccina,si la mintèra an’poscia!” ( “a Oria fumosa uccisero una fanciulla;era tanto piccola che la tennero in tasca!” ) che evocano il sacrificio della giovinetta, necessario per l’edificazione della città o del castello (secondo le varie versioni). E guardando da lontano il suo brumoso panorama, ben a ragione, i salentini esclamano:”Oria fuma, Francaidda uarda e Manduria faci la uardia!”(Oria fuma;Francavilla guarda e Manduria fa la sentinella).
Attualmente il Castello Svevo, di proprietà della famiglia Romanin-Caliandro, non è fruibile poichè è in fase di restauro.